Categoria: Economia Circolare
L’espansione delle tecnologie, la transizione green e la transizione digitale stanno creando una crescente domanda di specifiche materie prime indispensabili per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e di automazione. In particolare, le materie prime critiche, riportate nella foto, che sono ritenute particolarmente strategiche sono 12.
Il problema principale, oltre al fatto che queste materie prime critiche sono rare e che la loro estrazione provoca moltissimi impatti ambientali e sociali, risiede nel fatto che ad oggi tali risorse sono estratte prevalentemente al di fuori della sfera d’influenza europea. Inoltre, le miniere sono concentrate in pochi Paesi che non hanno gli stessi standard ambientali e sociali europei. Ad esempio il cobalto si trova in Congo, i metalli di platino in Sudafrica, il litio, il vanadio e le terre rare in Cina (vedi foto). Problema che si complica se si valutano anche tutte le lavorazioni successive all’estrazione stessa, necessarie per aumentare la purezza della materia prima e/o prepararla per l’utilizzo finale.
Questa sempre maggiore necessità di materie prime critiche comporta una nostra sempre maggiore dipendenza dai Paesi, soprattutto dalla Cina, che sono detentori a vario titolo delle miniere.
Per l’approvvigionamento di tali materie prime la UE sta valutando principalmente tre strategie che prevedono:
- un sostegno pubblico all’estrazione delle materie prime in aree interne all’UE,
- la creazione di più partenariati strategici internazionali per gli approvvigionamenti che oltre a quelli già in essere con Canada e Ucraina (a rischio a causa della invasione Russa delle regioni con la maggiore presenza di miniere), potrebbero crearsi con Giappone, Namibia, Norvegia, Serbia, Stati Uniti ed altri,
- l’espansione delle capacità di riciclo, che più a lungo termine, potrebbe rappresentare la soluzione migliore.
Il primo punto potrebbe essere poco sostenibile, il secondo può portare risultati a breve/medio tempo, il terzo punto che prevede il recupero delle materie critiche dagli apparecchi elettrici/elettronici giunti a fine vita e non più riutilizzabili potrebbe portare buoni risultati a medio/lungo termine.
Ciò richiede uno smaltimento adeguato, un sistema di raccolta e selezione efficiente dei rifiuti ed un aumento del capitale investito soprattutto nella ricerca al fine di mettere a punto processi di riciclo efficienti ed a ridotto impatto ambientale.
Si dovrebbe investire molto, ed in questo il PNRR se ben utilizzato potrebbe aiutarci, nell’#ecodesign per la progettazione di prodotti con una vita utile più lunga, facilmente riparabili e riutilizzabili e che, una volta giunti a fine vita, siano facilmente processabili al fine di estrarre e separare più facilmente le materie in essi contenuti.
È anche fondamentale è prioritario che la ricerca sviluppi nuovi prodotti che utilizzino materie prime a basso impatto ambientale e sociale abbondanti in natura ed equamente distribuiti.
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